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Programma
STORIA CONFIDENZIALE DELLA
LINGUA ITALIANA

Marco Cavalli

Breve corso di introduzione all’italico verbo attraverso la letteratura, la storia, l’attualità e anche (un poco) attraverso la grammatica.

La adoperiamo ogni giorno con noncuranza, talvolta persino con una certa frettolosa brutalità, ma quanto possiamo dire di conoscerla? Se dovesse fare assegnamento su ciò che ne sappiamo al di là delle necessità pratiche della comunicazione, a stento l’italiano si considererebbe la nostra “lingua madre”. Lo parliamo a orecchio, lo scriviamo alla meno peggio, e della sua storia secolare tratteniamo una manciata di sentenze latine da citare (di solito scorrettamente) nelle occasioni propizie. Un po’ poco perché si possa dire di “sapere l’italiano” – come se parlarlo bastasse per essere abilitati alla sua conoscenza.

Un peccato, a pensarci bene. Della nostra lingua abbiamo incessante bisogno e ne sentiamo continuamente il disagio. Almeno gli elementi fondamentali, almeno quelli, poterli padroneggiare… Ma per i più ormai quel che è stato è stato. Ci si arrangia, raccomandandosi ai surrogati della scuola che si diede latitante. Le domande fioccano, assillanti, imperative. Si dice così o cosà? Si scrive con l’acca, senz’acca, con due acca addirittura? L’Italia intera è lì, a chiedere se bisogna scrivere sognamo o sogniamo, se si dice stomachi o stomaci? E tutto questo lo chiamiamo “amore per la lingua”.
Di regola è sconsigliabile, se non proprio impossibile, accostare tra loro troppi argomenti. Parlando di lingua italiana non solo si può parlare di tutto, ma in un certo senso si deve, è inevitabile. Letteratura, economia, diritto, informatica, pittura, gastronomia, moda, costume, politica, sessualità, niente sfugge all’abbraccio della lingua che tutto assimila e trattiene nel suo seno capace e ospitale.

È ora che si sappia che l’italiano, inteso come lingua, ha alle spalle una storia densa di colpi di scena come in un romanzo. Questa storia, seppur misconosciuta, è emozionante come una vecchia fotografia che ritragga un nostro lontano parente, talmente lontano nel tempo da sembrarci estraneo ma dai cui lineamenti affiora un’aria di famiglia, un presentimento di quel che siamo noi ora, un’avvisaglia di futuro che un anno dopo l’altro è diventato presente, è qui. Risalire quella storia per gradi e con comodo, soffermarsi sui suoi personaggi più curiosi, sui suoi episodi più significativi, sulle sue stranezze, è lo scopo del nuovo corso che prenderà avvio a gennaio del prossimo anno.
C’è chi della lingua ha soggezione e quasi paura: in questo corso si insegna a non averne. È un corso incoraggiante perché con numerosi esempi, aneddoti, episodi tratti dalla storia, dalla letteratura, dall’attualità, mostra quanto e quante volte persino i più riveriti maneggiatori di penna e macchina da scrivere inciampino sui loro ferri del mestiere; un corso che vuole mettere sullo stesso piano l’umile parlante e il grande romanziere, la pacata annunciatrice televisiva e lo sfacciato parlamentare che, più che non sapere le regole della grammatica, le usa senza alcuna capacità di giudizio.