Nel lavoro di illustratore si parla spesso di “creatività”,
”originalità”, parole che possono facilmente trasmettere
la falsa impressione che le idee appaiano spontaneamente di propria
iniziativa. La mia esperienza è che l’ispirazione ha
più a che fare con la ricerca, e la creatività con il
giocare con ciò che ci circonda. Infatti ogni lavoro di illustrazione
contiene diversi ingredienti, gli esperimenti, le prove e la trasformazione
di queste in immagini che a loro volta aiutano a immaginare.
L’illustrazione non è una rappresentazione didascalica
del testo e nemmeno quel termine spesso usato, nel mondo dell’arte,
con tono quasi dispregiativo: è “mera illustrazione”,
incapace di avere autonomo significato, un qualcosa di puramente descrittivo.
E’ invece un rapporto simbiotico tra due mezzi di espressione:
scrittura e pittura.
Pensate alla Cappella Sistina: Michelangelo ha preso un brano della
Bibbia, Dio che soffia la vita nell’uomo. E cosa ha fatto Michelangelo?
Ha disegnato il dito di Dio che tocca il dito di Adamo. Non è
esattamente così che si soffia... Forse avrebbe dovuto disegnare
la bocca di Dio che soffia nella bocca di Adamo, ma sarebbe sembrata
una respirazione bocca a bocca. E allora ha pensato alle dita. Nessuno
all’epoca si sarebbe posto il problema di “trasformare”
parole in immagini.
L’immagine che accompagna un testo è strumento per immaginare,
apre altre storie, stimola nuove chiavi di lettura. Una finestra per
imparare a “leggere” in senso lato, ad esplorare i rapporti
tra le parole, le immagini, il mondo. E’ l’interesse verso
il gioco, per adulti e bambini, il guardare le cose da angolazioni
insolite, mettendo in discussione l’esperienza quotidiana, in
un tempo dilatato, non scandito da una durata specifica.
L’illustrazione va “oltre le parole”, racconta anche
cio’ che non è scritto. Apre gli occhi e coinvolge. Più
le illustrazioni e il testo sono di qualità, più è
grande questa magia. Per questo l’illustrazione è fondamentale
in un libro per bambini. E la migliore è quella che ha sempre
qualcosa da raccontare, che fa aprire il libro al bambino ogni volta
come se fosse la prima, che lascia aperte delle possibilità,
che racconta senza forzare, che stimola senza creare stereotipi, dove
le immagini giocano con il testo in un equilibrio narrativo perfetto.
Per ricercare questa qualità, e per arrivare al cuore di chi
mi leggerà, quando illustro una storia, cerco di esprimere
anche il mio vissuto. Le lettere che corrono in linee ordinate attraverso
il bianco del foglio, si trasformano per me in immagini magiche e
avvenimenti. Anche se alcune storie sembra non abbiano niente a che
fare con la realtà e si diramano in sorprese di ogni tipo,
dilatando possibilità infinite come elastici immaginari, alla
fine riportano sempre a noi stessi. E’ così che nascono
le mie illustrazioni.
Anche la scelta dei colori è per me molto importante, aiuta
a creare la giusta atmosfera. I miei acquarelli diventano parte del
racconto, rendono quasi “fisico” il rapporto con le immagini,
fanno vivere le parole per far entrare il bambino nella storia, nelle
atmosfere create dallo scrittore, ed il ritmo delle immagini fa sì
che il bambino, ma anche il genitore che gli sta leggendo la storia,
abbia voglia di girare la pagina per vedere cosa accadrà. Il
libro è un oggetto meraviglioso. Entra a far parte della vita
del lettore e la rende magica, fa conoscere e capire meglio se stessi
e gli altri. Apre la mente, fa riflettere, immaginare. Fin da quando
si è bambini è un aiuto prezioso per affrontare la vita.
Appassionare un bambino alla lettura è uno dei regali più
belli che gli si possa fare. Per Kweta Pacovskà, famosa illustratrice,
“un libro illustrato è la prima galleria d’arte
che un bambino vede”.
Amo raccontare attraverso le immagini. E’ una passione che abbraccia
il mio modo di vedere le cose. e mi emoziona sempre sapere che un
bambino ha fra le mani un libro con le mie illustrazioni.
Marina Marcolin