Note di regia
In questo spettacolo siamo undici attori e raccontiamo la storia di Novecento, pianista eccezionale che con la sua musica meravigliosa affascina passeggeri ed equipaggio del Virginian sulle rotte dell’Oceano Atlantico.
Rapiti da questo personaggio sospeso fra i suoi desideri e le sue paure, abbiamo lasciato che la magia del testo pervadesse le scene che andavamo via via creando nell’alternarsi di narrazione colletiva, dialoghi, monologhi, azioni e movimenti corali.
Nella drammaturgia di questo spettacolo, frutto del lavoro dell’intero gruppo, i personaggi risultano dai movimenti e dalle parole di più attori che a loro volta attraversano vari personaggi in un gioco elastico di ruoli.
Inoltre lo sviluppo degli eventi viene a volte introdotto, altre volte sostenuto da azioni di gruppo essenziali ed evocative che danno maggior risalto alle parole del testo.
Esplorando il senso del nostro lavoro ci rendiamo conto che il pubblico non potrà uscire immutato da questo incontro con Novecento, così come noi stessi abbiamo scoperto risonanze ed echi dentro di noi.
Come si fa a vivere la propria stabilità su un piroscafo in continuo movimento tra il Vecchio ed il Nuovo Mondo, o meglio su un pianoforte che segue le onde immense delle bufere oceaniche, attraverso una musica piccola e grande al tempo stesso?
Come si fa a vivere la propria fragilità nell’incapacità di scendere una scaletta per affrontare la terra ferma, l’amore con una donna, la realizzazione dei propri desideri?
Come si fa a scegliere di lasciare un modo di vivere familiare per un altro sconosciuto? Decidere di intraprendere un viaggio nuovo verso l’incognito della vita “normale”?
Scegliere come finire la propria vita?
Non abbiamo risposto a queste domande, abbiamo voluto presentarle allo spettatore così come l’autore del testo le ha fatte a noi attraverso questo personaggio surreale e anticonvenzionale, attraverso la sua paralizzante paura di perdere i propri confini e la sua immaginazione infinita.
Confidando nel testo e convinti di avere qualcosa di buono da raccontare, abbiamo fatto un atto di fiducia anche nei confronti del pubblico e gli abbiamo raccontato questa storia senza commenti e giudizi, perché riteniamo che, per quanto surreale, ci riguardi tutti. Noi non abbiamo ancora scelto se scendere dalla nostra nave o no, quindi nella narrazione abbiamo usato la modalità corale, affinchè l’incanto della storia potesse arrivare al pubblico attraverso più sfaccettature, lasciando a ciascuno la libertà di scegliere come farla risuonare dentro di sé. |