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OSSIDIANA TIME 18
newsletter semestrale di Ossidiana Centro Culturale e di Espressione

dicembre 2002
nono anno



Mito e teatro
“Al di là del mare”
settimo anno di laboratori per la formazione dell’attore

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Il Mito (mithos) è la Parola, il Racconto.
Ad esso spesso è collegato un rito.
Il teatro occidentale nasce da un mito (quello di Dioniso) e dal rituale ad esso annesso. Di miti il teatro si è sempre nutrito e spesso è divenuto esso stesso rito principe.
Le Rappresentazioni Sacre del Medio-Evo e la Festa nel Rinascimento sono riti attraverso i quali la “città” si riconosce. Il teatro all’Italiana, quell’ edificio deputato appunto alla rappresentazione teatrale e che comincia a diffondersi in tutto l’Occidente a partire dal XIX secolo, è il monumento dove si celebrano i riti della nuova classe sociale: la borghesia. Il teatro moderno, in particolar modo quello d'avanguardia degli anni '50 fino ai '70, celebra nelle sue performance e attraverso i suoi happening (spesso di protesta) i riti di appartenenza politica o ideologica (vedi il Living Theatre di Julian Beck e Judith Malina) o va alla ricerca di riti altrove, in altre civiltà (vedi l' Odin Teatret di Eugenio Barba). Il teatro contemporaneo si ritrova invece orfano dei grandi miti del passato, sta cercando, alle volte con grande difficoltà, riti da celebrare, perdendo la strada talvolta, altre volte, a fatica, sembrando ritrovarla. Certo che oggi parlare di mito è difficile, vista la difficoltà che si ha a credere ad una “parola” che spesso viene usata a sproposito, dilapidata di ogni valore e sostanza. E forse la nostra società che misura le parole in denaro, non crede di aver bisogno di miti, dove invece la parola è una pura presenza evocativa e narrativa e non ha nessuno scopo se non quello di essere. Ed il teatro che, evidentemente, è il luogo della parola significante, è sicuramente uno dei pochi luoghi in cui può rinascere il rito legato al “mithos”. Ossidiana propone una serie di laboratori che cercano alle origini del rito teatrale, fino magari a toccarne le fonti mitiche. Un piccolo gesto per chi crede ancora che il teatro non debba confondersi con il degrado comunicativo e mass-mediatico che ci circonda. Per chi crede che la parola abbia ancora un significato e che raccontare una storia voglia dire comunicare valori. Per chi crede che far teatro, come tutti i rituali, sia non solo una cosa seria, ma sia un’esperienza che ha a che fare col sacro.
Ecco allora la settima edizione di Al di là del mare, un’ottima occasione per sperimentarci in questa dimensione profonda e, al tempo stesso, attuale, per arricchire e rendere più interessante il nostro fare teatro, ma anche per scoprire come il mito sia intrecciato alla nostra vita quotidiana e quali aspetti di esso guidino le prospettive personali con cui vediamo la nostra vita ed il mondo che ci circonda.
Pino Costalunga


I problemi e le patologie femminili
in Medicina integrata ed olistica


La Medicina contemporanea ha conseguito indubbiamente importanti successi nella cura di molte malattie; vi sono tuttavia numerose persone che non riescono a risolvere piccoli o grandi problemi di salute.
Recentemente c’è stata un’ apertura da parte della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici verso le Medicine Complementari nel senso di raccomandare ai Medici di superare la diffidenza e di aggiornarsi per quanto possibile su queste Medicine, anche per evitare che vengano praticate da persone non qualificate o in mala fede. E’ noto a molti il mio personale impegno, da parecchi anni, nell’auspicare questa sintesi fra varie Medicine; abbiamo oggi a disposizione tesori di conoscenza che ci provengono da tradizioni millenarie e da acquisizioni più recenti: Medicina Ayurvedica, Omeopatia, Fitoterapia, Floriterapia di Bach ed altre possono portare validissimi contributi per la prevenzione e la cura di molte malattie.
In particolare, in questi ultimi anni, ho avuto modo di verificare che queste Medicine possono aiutare moltissimo tante donne che non riescono a risolvere piccoli o grandi problemi. Alterazioni del ciclo femminile, ritenzione di liquidi, soprappeso, infezioni ricorrenti (compresa la famigerata Candida) ma anche cisti o noduli o mastopatia fibrocistica del seno, e poi la gravidanza, il parto, l’allattamento e la menopausa trovano validissimo aiuto nelle Medicine complementari. Posso affermare che sono preziose anche nella prevenzione di malattie più gravi come i tumori, e nella loro terapia: affiancate alle cure tradizionali riducono notevolmente i disturbi ed i danni da queste provocati.
Medicina integrata dunque, cioè attingere al meglio da tante Medicine, ma anche Medicina Olistica, vale a dire: l’essere umano va considerato e curato come una unità inscindibile di corpo, mente, emozioni, affetti, relazioni (ambientali, familiari, lavorative) ed anche di esigenze spirituali. Finché considereremo e tenteremo di curare solo la malattia nel corpo fisico restringeremo la nostra visuale ad una parte soltanto del problema ed aumenteremo le probabilità di provocare squilibri ed effetti collaterali, usando solo sostanze chimiche ad effetto potente. Non per niente molte “altre Medicine” vengono chiamate Medicine dolci: dolci non significa meno efficaci, ma più rispettose dell’ integrità e della delicatezza dell’organismo vivente.
Propongo quindi una serie di tre incontri, nel corso dei quali illustrerò la visione olistica dell’organismo come unità inscindibile di corpo, mente e spirito, i passaggi che portano dalla salute alla malattia e tutto ciò che favorisce questi passaggi; infine esamineremo i vari disturbi e malattie dell’organismo femminile alla luce di questo modello di riferimento.
Molto si può fare più che assumere semplicemente un farmaco; spero che molte persone vorranno cogliere questa opportunità.
Dr. Sergio Signori

 

L'intervista a
Gianfranco Ara
In viaggio, alla scoperta di quello splendido strumento musicale che è la voce umana

Esperto di corretta pronuncia e di fonetica, Gianfranco Ara, da alcuni anni, a Ossidiana insegna Dizione a chi desidera migliorare le proprie produzioni vocali, mettendo a disposizione una consolidata esperienza didattica, un notevole bagaglio tecnico oltre a una personale passione per l’uso della voce.


Come mai questo tuo interesse per la pronuncia, a quando risale? Qual è la tua formazione?
Dal 1972 mi interesso di teatro, e tale passione mi ha portato ad occuparmi di tutte quelle tecniche di espressione riguardanti “il gesto e la parola”. Sono così arrivato a diplomarmi in dizione negli anni 80 alla “Scuola regionale di Teatro”, del Teatro Stabile del Veneto, che una volta si chiamava Veneto Teatro.
Cosa ritieni sia maggiormente necessario per parlare correttamente?
Una buona motivazione che ci faccia cominciare ad intraprendere un viaggio che ci porterà alla scoperta del nostro strumento vocale. Una motivazione dettata da una passione, come nel mio caso è stato il teatro, oppure professionale, o ancora più semplicemente un desiderio di curiosità che ci spinge a scoprire, perché a volte è tanto difficile il semplice comunicare.
Quale è il tuo consiglio da esperto per chi vuole migliorare?
Iscriversi ad un corso di Dizione! Ovvio. Ma non come si fa di solito con un senso di timore a lavare i propri panni sporchi in pubblico, o con la speranza che gli altri non s’accorgano del livello della propria ignoranza, ma consapevoli che tutti, ma proprio tutti in questo campo, se non ci capita di entrare in qualche modo in questo percorso, tutti dicevo, siamo analfabeti.
Cosa insegni ai tuoi allievi?
Proprio questo. Rendendoli consapevoli che tutti i nostri errori di espressione derivano da una formazione scolastica che ci costringe ad abbandonare la nostra lingua materna, la sua musicalità la sua poesia, sin dalla prima elementare per sostituirla, per legge, con la “Lingua Nazionale” che non è parlata e della quale viene insegnato scrupolosamente tutto, meno che la pronuncia, e tanto meno ci si insegna ad usare questo splendido strumento musicale che ognuno di noi ha: la voce.
Quali obbiettivi ti proponi?
Cerco che ognuno diventi critico e giudice degli altri corsisti per arrivare a riconoscere i propri errori, questo è già un grande primo passo, poi li conduco lungo un percorso di regole che non sono regole e dove le eccezioni e le eccezioni delle eccezioni sono la regola e ognuno può scegliere se confezionarsi un abito elegante e quanto elegante. Ma non basta fare i sarti, bisogna anche indossarli, questi abiti, come e quando si vuole. Allora ecco un altro percorso che passa attraverso la conoscenza dell’anatomia e della fisiologia del nostro apparato vocale, imparando le tecniche di respirazione, di rilassamento e di emissione sonora.
C’è un notevole interesse per imparare a pronunciare correttamente, perché? Maggiore sicurezza? Piacere e fascino del parlare bene? Cosa vuol dire parlare bene?
Noi siamo giudicati dagli altri per come appariamo e non per quello che siamo. Se si è consapevoli di questo e si riescono ad usare le tecniche per “apparire” esattamente come noi vogliamo abbiamo trovato le risposte alle tue domande.
Chi sono i tuoi allievi? Perché fanno questi corsi?
Vanno da: l’avvocato che si iscrive, cito testualmente: “…per incantare i giudici”, l’insegnante che perde la voce, il ragazzo che è stanco di essere preso in giro per la sua cadenza veneta o “…da teron”, l’impiegato che vuole capire perché rispondendo al telefono viene tacciato da “..veneto” al solo “…pronto”, la ragazza che non si controlla e parla velocemente, il professionista che non riesce a controllare le sue emozioni parlando in pubblico ecc. ecc. In comune tutti trovano una risposta a ciò che cercano, ma scoprono un mondo affascinante di cui non sospettavano nemmeno l’esistenza.
Quali sono le difficoltà più ricorrenti per gli allievi?
Sicuramente il dovere intervenire su meccanismi tanto radicati che uno non riesce a controllare e quindi a correggere: la lettura, la parola, la respirazione.
Cosa da’ soddisfazione agli allievi? E a te come docente?
Per gli allievi credo sia la consapevolezza di riuscire a correggersi con le proprie forze. Per me sentire una qualche musicalità ricucita nella lingua nazionale come fosse una lingua parlata
Gianni Gastaldon