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OSSIDIANA TIME 16
newsletter semestrale di Ossidiana Centro Culturale e di Espressione

dicembre 2001
ottavo anno



“Al di là del mare”
sesto anno di laboratori per la formazione dell’attore
Il Personaggio

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Per un attore la ricerca del personaggio che deve interpretare sulla scena è senza dubbio la parte più interessante ed affascinante del suo mestiere.
Perché è il momento che lo coinvolge di più anche umanamente. E' un cercare un "altro da sé" che però è "in sé". L'attore infatti costruisce un personaggio, anche molto differente da quello che lui è o vorrebbe essere, e per farlo deve servirsi delle sue risorse fisiche, psico-emotive ed intellettuali. E' un'operazione indubbiamente molto delicata, che presuppone intelligenza e grande sensibilità, nonché equilibrio e capacità tecniche. Il lavoro è quello di scandagliare il proprio vissuto fatto di emozioni anche molto lontane nel tempo, non avere paura di incrociare parti di noi che erano state nascoste o rimosse per farle affiorare e per regalarle alla nuova creatura - il personaggio, appunto - che magari è stata partorita dalla mente di un autore vissuto centinaia di anni fa o in luoghi a noi completamente estranei. E spesso l'attore in questa ricerca perde se stesso per ritrovarsi arricchito poi, con una conoscenza maggiore di sé. Ed ogni volta scopre che gli uomini sono allo stesso tempo diversi ed uguali, dovunque si trovino o si siano trovati, nello spazio e nel tempo nella cultura e nelle tradizioni. I primi lavori sistematici sulle tecniche di lavoro dell'attore per la ricerca del personaggio sono stati quelli del russo Kostantin Stanislavskij negli anni '20 del novecento. Le sue teorie sono state talmente importanti ed efficaci che sono arrivate fino ai giorni nostri soprattutto attraverso la grande scuola d'attore americana ed il metodo di Lee Strasberg che influenzerà tutto il lavoro degli attori holliwoodiani e la recitazione contemporanea. Ma il problema del personaggio se lo posero già i Comici dell'Arte italiani
tra '500 e '600. Anzi è grazie alla loro abilità di attori nel creare personaggi amati dal pubblico e mai più dimenticati che sopravvivono ancora oggi i vari Arlecchino, Pantalone, Colombina e Brighella. E sono comici dell'arte italiana (vedi il famoso Pier Maria Cecchini e il suo "Trattato sopra l'Arte Comica") o certi organizzatori teatrali delle corti cinquecentesche - assimilabili oggi a quella figura che chiamiamo "regista" - (vedi i "Quattro Dialoghi in materia di Rappresentazioni Sceniche" dell'ebreo mantovano Leone de Sommi) che scrissero i primi trattati teorici su come si debbano interpretare i vari personaggi. Davano consigli su come ci si doveva vestire e truccare, ma anche su come si avessero ad interpretare certe sfumature psicologiche del personaggio con l'atteggiamento del corpo e la postura, con la voce, con il gesto etc. Il personaggio è il nodo centrale quindi dell'arte dell'attore, ma se ci pensiamo è il nodo anche della nostra vita quotidiana. Quanti personaggi diversi (o "maschere" - ritornando alla Commedia dell'Arte) siamo costretti ad interpretare ogni giorno nel "teatro" della vita? A casa, in strada, in ufficio? Personaggi che spesso dobbiamo recitare ma spesso non riusciamo ad amare? Certo non è divertente come in teatro, ma lo si fa...sempre! E allora ecco una occasione buona per sperimentare le nostre capacità di "mentire" restando noi stessi, di giocare all'essere qualcun altro per imparare sempre di più quello che siamo noi veramente, nel teatro e nella vita: la nuova edizione di giugno dei corsi di "Al di Là del Mare" di Ossidiana che ci insegneranno appunto le tecniche di ricerca del personaggio in tutti i suoi aspetti, da quello fisico a quello emotivo, da quello vocale a quello gestuale.
Pino Costalunga


2002: Ossidiana a Vicenza
Nel 1992 nasceva Ossidiana, Centro Culturale e di Espressione


In primavera compirà dieci anni.
Fosse una balena, si sentirebbe nel fiore della sua giovinezza. Incompleta nella sua estensione e nelle sue forme se si chiamasse col nome di una città. Ricca di esperienze e di saggezza di volo se appartenesse ad uno stormo di aironi.
Caratteristiche che le appartengono, ma non si sa dire se sia giovane o vecchia.
Nelle sue stanze ogni giorno ed ogni sera donne e uomini si avvicendano in una consuetudine di attività rinnovata di volta in volta, di lezione in lezione, in un crescendo di apprendimenti, consapevolezze, confronti.
Voci, gesti, parole, sguardi riempiono l’aria al suo interno mettendo in comunicazione ciascuno con gli altri, veicolando informazioni ed emozioni. Fino a che, poi, ogni notte le luci si spengono e torna il silenzio.
Nella bellezza dei suoi spazi, ora solitari, riecheggiano a lungo i suoni e le immagini della giornata passata, delle ore intense trascorse a fare qualcosa che piace, che interessa, di cui si sente il bisogno. Ne restano l’odore, l’energia. A volte sembra che anche i muri ne siano consapevoli.
Dieci anni di splendida crescita. Energie che si rinnovano, idee che premono, soddisfazioni che restituiscono. Giovane o vecchia non si può proprio dire. Ossidiana ha dieci anni, vissuti in modo forte e profondo, ed al tempo stesso in libertà e leggerezza. Anni ricchi di incontri e di risposte, che promettono un seguito. Lo possiamo immaginare stabile e vivace.
Consistente e salda la base, costantemente da creare ciò che vi cresce sopra. Questo è il presente di Ossidiana, Centro Culturale e di Espressione che, come ciascun essere vivente, ciascun evento, ciascuna realtà, nella sua crescita non ha mai vissuto certezze, non ha conquistato sicurezze, ma ha semplicemente saputo costruire e sviluppare una fiducia di fondo, una forza potente in continua evoluzione.
Equilibrio ricco di conoscenze, capacità espressive, esperienze, apprendimenti ed emozioni: stabile, centrata in questa sua identità e al contempo disponibile a rinnovarsi, cambiare, evolversi.
Dieci anni di energia, volontà, studio, passione, delusione, rischio, piacere, dedizione, contrasto, pazienza, difficoltà, esperienza, coraggio, soddisfazione, ….. Chi è venuto in contatto con Ossidiana potrebbe aggiungere qualcosa a questa lista, perché Ossidiana stessa è il risultato di tutto ciò che ciascuno ha provato, anche senza esserne pienamente consapevole.

Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a questa storia.
Franca Pretto


L'intervista a
Jonathan Hart Makwaia
Il senso e la forma. Equilibri nella ricerca vocale

Aeroporto Marco Polo, Venezia. Ore 7,30. Sul volo per New York delle 9,15 ripartirà Jonathan Hart Makwaia che ha appena terminato il corso di Vocalità a Ossidiana, nell’ambito della quinta edizione di “Al di là del mare” workshop per il teatro.

Formatosi a Londra in pianoforte classico e composizione, cresciuto all’interno della ricerca e dell’esperienza del “Roy Hart Theatre”, musicista, compositore, attore, cantante, docente di vocalità alla New York University. C’è un filo che collega la tua attività artistica e quella di docente?
Mi piace insegnare e fare spettacoli, unire le due attività: una dà all’altra.
All’inizio di un corso, invece di imporre un’estetica, parto da come è la voce di ognuno e trovo che è così infinita, che ci sono tanti suoni in ogni voce: ed è una sfida il come trovare una direzione dentro la persona stessa. Allora per me il lavoro ritorna sempre all’equilibrio fra seguire quello che c’è nella voce e trovare la forma. Questo è un grande principio sia nell’ambito creativo che nell’insegnamento.
Da una parte un allievo può trovare dei suoni che hanno un senso piuttosto forte a livello personale, e poi chiedersi quale forma, quale mezzo può chiarire il senso di questo suono e, se vuole andare verso lo spettacolo, quale è per lui la forma giusta per questo suono; dall’altra parte si può partire da una forma che esiste già, come la canzone, e trovare più spazio per l’individualità nella forma che c’è già. Questo scambio, questo andare nei due sensi è interessante.
Anche per il tuo lavoro di artista?
Sento che ci sono forme nuove da trovare, da inventare, e che i suoni della voce sono un buon mezzo per arrivarci. Negli USA c’è la Performance Art, tipo di spettacolo dove spesso uno da solo può combinare varie discipline. Ho notato come la voce può attraversare vari stili diversi, è molto adatta per la Performance Art: parlato, cantato, ambiente, personaggi, o creare uno sfondo sonoro per altre immagini….. sono forme nuove da inventare. Capire meglio la voce con questo scambio tra forma e suoni, e fare sperimentare questo scambio anche alle altre persone per me è molto utile, mi aiuta anche per la mia attività artistica.
Come procedi allora nei tuoi corsi?
All’inizio di un corso con la voce mi piace proprio non imporre una direzione. In un certo modo è più difficile perché la gente non ha un modello iniziale e non capisce; poi intuitivamente ognuno sente che c’è una logica e seguendola arriviamo ad una direzione di lavoro che può essere diversa per ciascuno: più ricco così che decidere a priori cosa tutti devono fare. Successivamente, essendo la musica ciò che mi attira maggiormente, faccio un lavoro con la musica per tutti. Di solito le persone percepiscono i legami tra ciò che scoprono nel lavoro più aperto, senza direzione, ed il lavoro del canto, dentro la musica. Una forma che esiste già, come la canzone, può quindi aiutare ad approfondire la direzione personale.
Per me la voce è un mezzo ideale per integrare mondi diversi, come l’arte e la terapia, il suono ed il movimento (perché c’è tanto movimento anche nella voce), l’interno e l’esterno: si possono capire cose di sé scavando dentro, ma anche la voce che esce può rivelare e comunicare. E’ un vero peccato che spesso la terapia sia separata da tutto il resto. La voce necessariamente include la terapia, poi è una scelta se va ad includere l’arte. Più si capisce che senso ha la propria voce per sé e più si ha capacità di fare arte più profonda, si ha più materiale da comunicare.
La voce include l’arte e la terapia, ma non è l’arte e non è la terapia: è al di là delle due cose.
E cosa è la voce per te?
E’ importante che ognuno debba riconoscere la strada che vuole prendere con la voce. Per me, attraverso lo spettacolo, la musica, è un modo di comunicare. Credo che la varietà di suoni vocali evochi, risuoni in tutte le persone quando ascoltano, sentono….Con la mia musica voglio evocare, fare risuonare in altre persone qualcosa. Il fatto di integrare vari mondi come suoni di ambienti diversi, o un suono non famigliare in uno stile di musica particolare, fa risuonare qualcosa della vita, della realtà di ognuno, cose molto difficili da esprimere con le parole. Ma ci sono momenti nella musica in cui si sente che il pubblico capisce. La voce è un buon mezzo per trattare questo sentire, senza tante parole: è la mia sfida con voce e musica.
E con i tuoi studenti?
Di solito, in ogni corso, vedo che ognuno scopre almeno un aspetto che capisce davvero, e questo cambia qualcosa nella sua vita. Può essere a livello molto sottile, ma è grandissimo, può essere semplice come scoprire un suono nella propria voce e, attraverso questo suono, scoprire e vivere una parte di sé poco conosciuta e che poi entrerà a far parte della vita quotidiana. A livello personale nel suo modo di comunicare con gli altri, a livello artistico nelle ripercussioni sul suo lavoro di artista. Un professionista può cogliere nuove possibilità nella propria voce e attuare un cambiamento, trovare maggiore libertà nelle sue canzoni, nella sua recitazione, come se ci fosse un mondo attorno a sé e non si trovasse su una strada unica e chiusa, ma aperta a ciò che la circonda: la strada non cambia, ma è aperta e ci si può guardare attorno. Il pubblico sente questo. La presenza dell’attore ti prende, ti cattura, perché non sta solo nella cosa precisa che si fa, ma include tutto ciò che sta attorno.
Gli allievi ne sono consapevoli?
E’ importante che ciascuno possa sentire se stesso, l’effetto del proprio suono. E’ un lavoro di continuo passaggio dal dentro al fuori e viceversa. E’ necessario lavorare per sentire il ritorno. Per chi ascolta troppo fuori e non ha un centro è importante provare ad ascoltare il proprio suono fuori cercando di sentirne il ritorno. Anche senza essere sicuri di ciò che ritorna: cercare per trovare cosa può tornare.
Quali i tuoi progetti futuri?
Voglio dedicarmi di più allo spettacolo: concerti, teatro, musica-teatro; e composizioni, non solo per me, ma anche per altri artisti, per coreografie o per film come mi è già capitato.

Gianni Gastaldon