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OSSIDIANA TIME 10
newsletter semestrale di Ossidiana Centro Culturale e di Espressione

dicembre 1998
quinto anno



Pensate seriamente al teatro, ...il teatro lo merita!
Al di là del mare
Terzo anno di laboratori per la formazione dell’attore

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Da anni oramai tengo per Ossidiana corsi di recitazione e devo dire che molteplici e differenziate sono state finora le richieste e i bisogni di chi ha frequentato questi miei laboratori: chi è venuto semplicemente per divertirsi, chi perché sentiva il bisogno di superare ostacoli di timidezza o voleva migliorare le sue tecniche di comunicazione, chi sentiva il desiderio di ritrovare una sua spontaneità o un suo mondo interiore dimenticato, ma in moltissimi, soprattutto in questi ultimi anni, chiedevano di imparare a recitare, di provare quell’arte dell’attore che permetta di calcare le tavole di un palcoscenico, di provare a praticare una messa in scena. Molti ancora, dopo le venticinque ore passate a provare con me esercizi di fonazione teatrale (dalla dizione al mimo, dallo studio dell'energia all'analisi del personaggio, da esercizi sulla voce a quelli con la maschera, da come si affronta un testo a come lo si mette in scena ecc.) chiedevano: e poi? Quasi che il “provare a fare gli attori” inducesse naturalmente un desiderio, di continuare a farlo sempre meglio, magari davanti ad un pubblico.
E' per questo che abbiamo pensato di programmare per questa estate, (fine giugno - inizio luglio) un appuntamento di teatro con una serie di workshop intensivi dove diversi insegnamenti e diversi insegnanti, coordinati tra di loro, porteranno ad una formazione certamente più vasta di quella prevista dai corsi teatrali da me tenuti in orario serale. In questi workshop estivi si potranno sperimentare alcune tecniche base della formazione dell’attore con docenti dal sicuro curriculum, il tutto avendo come termine una messa in scena di fine corso che sarà proposta ad un pubblico, all’aperto in una villa veneta della Provincia di Vicenza od in luogo importante della città.
I corsi previsti saranno: Vocalità tenuto dal performer Jonathan Hart Makwaia, del Roy Hart Theatre, docente di vocalità al dipartimento sperimentale di teatro della New York University. Credo sia superfluo spiegare l’utilità di sapere come usare al meglio la propria voce e di conoscere e riconoscere possibilità di espressione vocale altrimenti dimenticate o perdute, come sia importante la consapevolezza di poter capire da dove esca e dove vada il nostro fiato, dove risuonino le vibrazioni delle nostre corde vocali, dove arrivi la nostra potenza fonica etc. Presentare Jonathan Hart Makwaia é pure superfluo, visto che da anni tiene concerti e corsi per Ossidiana, tra l’altro frequentatissimi.
Altro laboratorio sarà dedicato al Mimo e Pantomima, docente Giovanni Fusetti, italiano ma insegnante all’Ecole Internationale de Theatre Jacques Lecoq di Parigi, la più famosa scuola mimica del mondo. Il mimo e la pantomima sono alla base della gestualità dell'attore, gli insegnano l'economia del gesto, di esso ne prendono in analisi complessità e possibilità, strutturano il corpo e la mente in modo tale da essere meglio preparati ad esprimere “il verbo”, “la parola”, visto che il gesto mimico e pantomimico la sottintendono sempre e proprio per questo la caricano maggiormente di importanza e significato.
Ad integrazione di questo insegnamento e propedeutico ad esso avremo un laboratorio di Espressione Corporea tenuto da Franca Pretto, ricercatrice nell’ambito del linguaggio del corpo, delle potenzialità espressive e di comunicazione corporea, specializzatasi alla scuola di Susanne Martinet e da anni insegnante presso Ossidiana. L'espressione corporea è una tecnica che porta a acquisire consapevolezza e sicurezza, che insegna a conoscere, arricchire ed utilizzare le possibilità espressive e di comunicazione del corpo e delle sue parti, liberandolo da tensioni e stereotipi, preparandolo ad accettare su di sé maschere e personaggi di ogni tipo, affrancandolo dalle altre maschere, quelle “quotidiane”.
E a proposito di maschere, un altro laboratorio sarà dedicato alla Commedia dell’Arte–Uso della Maschera. Chi ha frequentato i corsi di recitazione con me e ha fatto l'esperienza seppur minima delle maschere, sa perfettamente quanto essa sia formativa. Non per niente la Commedia dell'Arte sta alla base di tutta la grande arte teatrale italiana e non pochi sono i paesi stranieri che riconoscono in essa l’esperienza fondamentale per la formazione dell’attore. Certo parlare di Maschera e di suo uso oggi non vuol dire solamente fare un discorso di recupero o di vuota filologia (appunto le maschere della Commedia dell’Arte), ma vuol dire anche tener conto di tutte quelle esperienze moderne e contemporanee che hanno usato la maschera come importante mezzo di didattica attoriale (da Majerchold’ a Stanivslaskij, da Fo alle attuali esperienze americane etc.). Per questo a tenere il corso abbiamo chiamato un docente-attore svedese (con cui collaboro da anni e di cui conosco perfettamente il lavoro) che ha nel suo curriculum sia una formazione “italiana” sia una formazione “americana”: si tratta di Mikail Klingvall di Stoccolma.
Alla fine toccherà a me tirar le fila con un insegnamento, che abbiamo chiamato Coordinamento spettacolare, recitazione e messa in scena e che ha lo scopo di mettere insieme tutte le abilità create dai corsi suddetti, di approfondirle integrandole e soprattutto di creare uno spettacolo da mettere in scena e da presentare ad un pubblico: spettacolo breve, ma di buona fattura! tutti i corsi, naturalmente, (tranne quello tenuto da me) possono essere frequentati anche separatamente, ma tengo a sottolineare che essi sono stati pensati come un “unicum” che ha come fine la formazione dell'attore. Certamente il monte ore previsto e l'intensità dell'intero programma sono impegnativi, ma credo che forniranno a chi li frequenterà un bagaglio di esperienza notevole e saranno un sicuro asso nella manica per chi voglia affrontare il fare teatro senza lasciar “nei propri gesti e nel proprio dire” tracce di dilettantismo e di pressappochismo. Il programma lo trovate in questa pagina, l’appuntamento è per fine giugno e inizio luglio ‘99, intanto pensate seriamente al teatro, perché il teatro lo merita!
Pino Costalunga


Istruzioni per l’uso
File non trovato

“Non è possibile! Mi deve obbedire. Tutti fanno sempre come dico io. E guarda qui che risposte!”. Gli occhi attoniti, la mascella contratta, i pugni chiusi, osservava con astio e risentimento lo schermo da 15 pollici nuovo di zecca, luminoso, colorato e algido nella sua completa indifferenza ai comandi di lui perentori, nervosi e reiterati ossessivamente... e pensare che nessuno mai si faceva ripetere due volte i suoi ordini, non esisteva mai una seconda volta! Il suo sguardo variava da assassino a incredulo a indagatore a vuoto totale, ma sullo schermo tutto rimaneva invariato, non si scomponeva, non cambiava una virgola ...Impossibile accedere ad A:\. Periferica non pronta. Riprova - Annulla... Perfino irriverente! Lo sapeva che non doveva fidarsi del rivenditore, troppe parole, ed ora come poteva uscire da una situazione tanto imbarazzante? A tutti aveva dato a vedere di intendersene, a Laura non poteva proprio chiedere aiuto, ad una segretaria si danno solo ordini e che si sbrighi e non perda tempo che il tempo è denaro, e che non si permetta di sbagliare... “però lei al computer non sbaglia, sembra quasi che ci si diverta, e alle mie spalle... sono io che le ho pagato il corso per imparare a fare quelle quattro stupidaggini, e la riconoscenza dove è andata a finire? Ho dovuto anche concederle il pomeriggio di ferie per il compleanno del figlio; conclusione: io sono qui a dovermi arrangiare da solo e a diventare matto”! E intanto: Errore durante la scrittura su LPT1 della stampante. Problema durante l’invio del documento alla stampante. Assicurarsi che la stampante sia in linea e che il cavo sia collegato. Per continuare a stampare, scegliere Riprova. L’operazione verrà ripetuta. Riprova - Annulla. E riprovava a digitare... All’improvviso la scena era cambiata e, come per miracolo, era apparso: Impossibile spostare DOCUMENTI. La cartella di destinazione e quella di origine coincidono. OK. Cosa aveva fatto? di certo non era stato lui, aveva solo cliccato col mouse per aprire questa cartella. Ma anche quel mouse, scivolava da tutte le parti, indisciplinato, calamitato e capriccioso, ribelle! Ormai aveva aperto cartelle, chiuso file, ridotto a icona, spostato finestre, cliccato due volte, bottone destro, bottone sinistro, un’infinità di comandi, ma non era ancora riuscito a salvare nel drive A:\. Era tardi, sicuramente la notte avrebbe portato consiglio e l’indomani prestissimo sarebbe tornato in ufficio a sistemare ogni cosa, prima che Laura potesse vedere il pasticcio in cui si era cacciato. Ma la notte fu avara di consigli e prodiga di immagini terrificanti; tutti attorno lo deridevano, e sul più brutto, nel momento in cui una voce aspra, gelida, imperiosa e violenta usciva da uno schermo mostruoso e soverchiante per dirgli sicuramente qualcosa di poco carino, si risvegliò bruscamente, sudato, tremante, col cuore in gola, incapace di emettere qualsiasi suono, nemmeno “aiuto”. E aiuto poteva di certo averne, bastava chiederlo... La mattina dopo cellulare all’orecchio, dita nervose sulla tastiera, voce quasi in falsetto non era poi tanto difficile farsi guidare da una voce assonnata ma sicura all’altro capo della linea che gli indicava i passi da compiere, dove mettere i piedi, anzi le mani, e che percorso scegliere per arrivare sani e salvi alla meta. “Paolo, mi devi dedicare ancora del tempo! Domani vengo da te per perfezionarmi... ma sì, si fa per dire... Certo che ti ascolterò, non voglio più passare una serata come quella di ieri”. Era diventato tutto rosso, ma Paolo fortunatamente non poteva vederlo. Gli era costato molto del suo orgoglio, ma ora tutto era a posto. Fine della sessione di lavoro. Arresta il sistema. E’ ora possibile spegnere il computer.
La ditta stava riaprendo e il suo aspetto era ridiventato quello di un capo fiero, tutto di un pezzo, burbero e severo, ma sul suo viso ormai rasserenato non poteva nascondere un’ombra di sorriso che divenne più evidente e compiaciuto guardando lo stupore di Laura che al computer stava esaminando incredula il nuovo documento, perfetto, sintetico, perfino elegante, formattato perfettamente, come a lui piaceva mostrarsi in pubblico.
Gianni Gastaldon


L'intervista a
Dr. Sergio Signori
Appassionato conoscitore dei Fiori di Bach da tempo cura secondo i principi della Medicina Olistica

A Ossidiana si è da poco concluso un altro ciclo dedicato al curarsi con i Fiori di Bach, tenuto da un grande esperto in materia, il dottor Sergio Signori. Medico, cultore di Floriterapia, da anni si dedica con passione e professionalità alla medicina olistica.

Fino ad alcuni anni fa prestavi servizio come medico all’Ospedale di Vicenza, secondo i principi della medicina “ufficiale”. Cosa ti ha spinto a virare il tuo interesse e la tua professionalità verso la Medicina Olistica?
La spinta più grossa è stata la ricerca di una visione più globale della persona della salute, della malattia; una visione dove accanto all’aspetto tecnico, analitico e diagnostico nel senso di “malattie” (aspetto comunque necessario) ci si chie¬de quali siano i problemi fondamentali di questo individuo. Tutte le medicine olistiche si sono sempre sforzate di personalizzare le cure secondo le caratteristiche delle persone, creando delle tipologie (ad esempio quelle costituzionali) che permettano di differenziare l’approccio terapeutico; non si cura, quindi, una “gastrite”, ma il disequilibrio nelle varie funzioni di questo organismo. La seconda grande spinta è stata l’esigenza di limitare al minimo i danni che spesso i farmaci chimici di sintesi recano all’organismo, cercando rimedi più “ecologici”, e ci sono eccome, basta avere l’umiltà di attingere ad altre fonti, antiche e moderne.
Nel n. 6 di Ossidiana Time di due anni fa ci spiegavi che “Olismo significa prendersi cura di una persona in tutti gli aspetti della sua vita”. Quali le riflessioni, le scoperte, i principi basilari lungo il tuo ricco percorso all’interno della visione olistica della persona?
E’ una domanda di portata vastissima, che mi fa girare la testa... Una scoperta veramente “chiave” è stata comprendere che ad un certo punto della propria vita è necessario smettere di rivolgere la propria attenzione solo al “fuori”, e cominciare a rivolgerla al “dentro” di noi. Finché non ci sforziamo di “conoscere noi stessi” non faremo alcun reale progresso nella ricerca di un migliore equilibrio psico-fisico-spirituale. In mancanza di questo, infatti, vivremo un po’ come un computer con un programma fisso; bene, è possibile, invece, modificare il programma! Un’altra tappa importante è stata rendermi conto che la salute non coincide assolutamente con la mancanza di malattie, ma è uno stato di armonia e di integrazione fra tutte le nostre potenzialità, che si traduce in una sensazione di vitalità e di gioia di vivere; se non è così, ancora una volta ci accontentiamo di condurre una vita sotto tono, mentre l’essere umano ha straordinarie potenzialità positive. Finché ci limiteremo a curare malattie non progrediremo molto nell’evoluzione personale e collettiva.
Fortunatamente sono in aumento le persone che dedicano maggiori cure a se stesse per vivere in modo più armonico. Qual è il tuo consiglio da esperto per chi vuole migliorare la salute e l’equilibrio psicofisico?
Il primo consiglio che mi sento di dare è quello a cui ci invita Edward Bach nella prima frase del primo capitolo del suo breve libro Guarisci te stesso: “Questo libro... si propone di essere una guida per coloro che soffrono, affinché ricerchino in se stessi la reale origine delle loro malattie”. Finché cercheremo “fuori” di noi troveremo solo delle “concause”, ma la causa vera e più profonda di ciò che ci fa soffrire è sempre dentro di noi. Può essere un messaggio duro o che non ci piace, ma anni di esperienza su me stesso e su centinaia di altre persone mi rendono sempre più convinto di ciò. Il secondo consiglio è di non accontentarsi di una diagnosi tecnica con cui si finisce per identificarsi, sentendosi degli “asmatici”, dei “reumatici” e così via. Bisogna comprendere il significato profondo di ciò che ci fa soffrire: il senso della sofferenza e della malattia è farci apprendere qualcosa di noi stessi che non abbiamo potuto comprendere per altre vie. Il terzo consiglio è di cercare aiuto in persone qualificate, senza rincorrere le voci di tanti e diversi terapeuti o di parenti e conoscenti; più che mai, in Medicina Olistica, è necessario personalizzare la cura, quindi non è assolutamente detto che ciò che ha fatto bene ad un’altra persona farà bene a me! I Fiori di Bach, comunque, aiutano ad aumentare la consapevolezza sul significato di quello che ci accade. E’ un’esperienza che verifico di continuo.
Sappiamo che in varie parti del mondo è ormai diffusa la Floriterapia; come è la situazione in Italia?
Dal punto di vista legislativo c’è il vuoto totale. Da quello di chi usa la Floriterapia come terapeuta è sorta quest’anno la Associazione Italiana Medici Floriterapeuti, che vedrà l’anno prossimo il suo primo congresso nazionale. Quanto alla richiesta da parte delle persone, è in continuo e ormai inarrestabile aumento.
Cosa ti interessa che capiscano i tuoi allievi? come reagiscono? quali i loro cambiamenti?
Mi interessa che comprendano quanto ho detto sopra sul personalizzare la cura, sul partire sempre da se stessi nella ricerca delle cause, e sul significato non necessariamente negativo della malattia, a parte naturalmente i casi gravi o di emergenza. Cerco quindi di incoraggiarli in tutti i modi di sviluppare la loro personale intuizione riappropriandosi delle proprie sensazioni e intuizioni; la mentalità “scientista” ed “oggettivista” ci ha portato a non credere più, letteralmente, a quello che sentiamo. Il cambiamento più grosso che osservo è il passaggio, abbastanza frequente, da una visione critica e scettica ad una riscoperta della credibilità delle proprie intuizioni, il che non esclude affatto il contemporaneo aiuto di una guida esperta.
Voglio concludere con alcune parole di Edward Bach, mio grande maestro di vita e di professione, per il quale provo una gratitudine che non potrò mai esprimere verbalmente: “E conserviamo sempre nel nostro cuore la gioia e la gratitudine perché il Grande Creatore di tutte le cose, nel suo Amore per noi, ha posto nei campi le erbe che ci guariscono”.
Franca Pretto