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OSSIDIANA TIME 6
newsletter semestrale di Ossidiana Centro Culturale e di Espressione

dicembre 1996
terzo anno

Incontra sempre più interesse la medicina olistica
Curarsi con i fiori di Bach
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Perché curarsi con i fiori di Bach? Potrebbe sembrare una semplice immagine poetica, o una terapia da riservare a disturbi di poco conto; quando si parla di terapie non farmacologiche, infatti, si tende a considerarle terapie “di serie B”, riservate a sintomi immaginari o, in ogni caso, escluse dalla cura delle “vere” malattie. Esistono invece centri di floriterapia di Bach in tutto il mondo; in particolare, il Bach Center operante in Inghilterra, terra di origine di Edward Bach, ha raccolto molte migliaia di casi di ammalati nell’arco di decenni di attività.
Cosa è, innanzitutto, la floriterapia di Bach? In che cosa si differenzia dalla fitoterapia (cura con le erbe), o da altre medicine “naturali” (omeopatia, agopuntura, ecc.)? La floriterapia è un metodo di cura “olistico” (vedremo tra poco cosa significa) creato, nel vero senso della parola da uno straordinario medico inglese vissuto fra l’800 e il ‘900: Edward Bach. Persona sensibilissima e sinceramente votata ad alleviare la sofferenza, Bach si rese conto ben presto che la malattia fisica non è che l’ultimo anello, il più superficiale, di una disarmonia nella nostra personalità, con i suoi limiti e condizionamenti, quando perde il contatto con l’Io superiore, principio divino che è in noi, allontanandosi in tal modo dalla legge naturale dell’Amore e dell’Unità di tutto ciò che esiste. Si verifica oggi il fatto straordinario che non sono più solo i mistici, o i veggenti, o i filosofi a parlare di unità fra tutto ciò che esiste: oggi sono i fisici, gli scienziati, ad affermarlo in modo sempre più chiaro!
Quando la personalità si allontana dall’Io superiore nascono paura, rancore, sospetto, sensazione di inferiorità o di superiorità, avidità o rassegnazione ed altri stati di “separatezza”. E’ solo curando questi aspetti della nostra personalità che si va alla radice del male e la malattia, allora, “si scioglie come neve al sole”. Nel proclamare questo, Bach è perfettamente in linea con l’Omeopatia di Hahnemann, con la medicina Ayurvedica, con la medicina tradizionale cinese e tibetana, con tutte le medicine “olistiche”. Olismo significa prendersi cura di una persona in tutti gli aspetti della sua vita; fisica, emozionale, mentale, energetica e spirituale. Non si può curare un organismo solo a livello fisico; non si può curare una persona dividendola in tanti pezzi considerati separatamente. Spesso gli esami di laboratorio, o le radiografie, non mostrano nulla di alterato; uno si sente dire, allora: “è tutto negativo!” Ma esistono disagi e sofferenze, anche profondi, che non lasciano traccia in questi esami, e vanno tuttavia curati con attenzione e amore, Principio universale di guarigione, genuino interesse per tutte le espressioni della persona umana!
Bach ebbe dunque l’idea di utilizzare fiori di piante selvatiche; i fiori perché rappresentano, secondo la sua sensibilità, il risultato di tutta l’energia creatrice della pianta. I fiori vengono posti a contatto con dell’acqua, ed esposti al sole; l’acqua, filtrata ed addizionata con una piccola quantità di alcool naturale, viene ulteriormente diluita ed assunta a gocce, varie volte nella giornata. Questo semplicissimo rimedio è in grado di curare i nostri squilibri emozionali, acuti e cronici, occasionali o abituali, che sono alla base dell’insorgenza della malattia fisica. I fiori di Bach si differenziano dalla fitoterapia, che usa quantità misurabili di estratti di piante. Qui, come nella Omeopatia, si tratta di fini energie elettromagnetiche, che sono peraltro in grado di aiutarci a migliorare la nostra salute.
Più attuale che mai dunque, oggi, la floriterapia, in un tempo in cui tante persone soffrono di attacchi di panico, di insicurezza e ansia, di tristezza o depressione. Niente paura, non si tratta di suggestione: i fiori di Bach curano splendidamente persone in stato di incoscienza, bambini molto piccoli, animali, perfino le piante; niente effetto “placebo” quindi, ma una reale energia di guarigione. E sembra perfino impossibile che esista un metodo semplice, efficace ed innocuo per curare sia stati emotivi acuti che tratti disarmonici della personalità, per superare l’ansia di un esame o di una prova imminente o per renderci più sicuri e perfino... più buoni. Eppure è proprio così: dal genio di una persona straordinaria e dalle straordinarie risorse della Natura è nata una medicina “dell’anima”: medicina dolce, medicina pura, medicina superiore. Personalmente auguro a tutti di incontrare, nella loro vita, i fiori di Bach!
Sergio Signori


L’appuntamento di Pasqua
Parigi, oh cara, noi rivedremo...


Scivolò, a propria insaputa, in un dormiveglia morbido e ovattato, con la testa riversa all’indietro, un braccio steso sulle spalle di lei e un’intermittenza irregolare e luminosa da piccolo schermo sulle palpebre pesanti.
Si trovava su un’isola; ormai lo capiva perché da un po’ di tempo vagabondava curioso ed incredulo lungo le rive; aveva attraversato uno slargo su cui maestosa vegliava una cattedrale, immagine di un ricordo confuso e lontano, e di una bellezza ancor più antica; ma ancora di più l’aveva affascinato la luce magica di un altro luogo sacro sulle cui vetrate il sole giocava a far miracoli coi colori. E lui stesso si sentì miracolato allorché, disperso e solo, catapultato in ricordi non del tutto suoi, avvertì il profumo di lei che gli toccava la mano e gli parlava animatamente con passione di quest’isola in mezzo al fiume e di questo fiume in mezzo alla città. Cosa mai erano venuti a fare in un posto come quello? La risposta non tardò ad arrivare: passeggiarono tenendosi per mano nel sole pomeridiano attraversando antichi ponti in pietra, splendide piazze dalle forme e vite diverse, vicoli vivaci profumati di cucine esotiche, giardini ordinati e tranquilli per chiacchierare di tutto...come ai primi tempi. Nell’aria fresca della mattina si riempivano gli occhi con i mercati ricolmi di tutta la frutta che cresce su questa terra, profumati di pesci e crostacei, adornati di piccoli tesori, di cianfrusaglie vissute e di carte segnate dal tempo e dalla storia. E quando la luce era troppo forte che lei strizzava gli occhi, o quando li coglieva a tradimento un acquazzone, si rifugiavano nella sicura oasi di un museo, fra opere d’arte fuori dal tempo che parlavano loro di altri spazi, di altre donne, altri uomini, altre passioni...un bagliore più violento dallo schermo lo fece momentaneamente sobbalzare facendogli ora ricadere la testa di lato ad appoggiarsi con sollievo sul cuscino del divano...ma la città sembrava improvvisamente cambiata, tramutata in enormi tubi, alcuni trasparenti altri colorati vivacemente, scale mobili, travi in acciaio, un enorme bastimento tentacolare a fare da sipario ad uno spazio interno vasto e popolato da gente straniera e da opere d’arte. Fortunatamente lei non era cambiata, e da lassù lo chiamava e agitava le braccia perché voleva mostrargli qualcosa di tanto importante da farle brillare gli occhi - guarda - disse ansimando, stringendogli un braccio per l’emozione - là davanti a noi la Tour Eiffel, e ancora più in là La Grande Arche della Défense, e più a destra il Sacré-Coeur di Montmartre, domani mattina mi ci devi portare! Ma ora andiamo...- e lo tirava per il braccio che quasi gli faceva male, e insisteva - forza, è già notte fonda -. Fu allora, allo scoccare della mezzanotte, che l' incantesimo svanì: e da uno spazio-tempo eccitante, sorprendente, piacevole si ritrovò, così, solo per aver aperto gli occhi ancora stanchi e aver dato una sbirciatina al di là, si ritrovò sul divano di casa, con un gran torcicollo, una gamba intorpidita ed un braccio dolorante stretto fra le mani di lei che, guardandolo accigliata tirava a più non posso. -Ho sognato...te, noi, assieme in una città bella e piena di vita come te. E tu hai rivelato “è Parigi”; ed era proprio così, come l’hai sempre raccontata, per me nuova e familiare allo stesso tempo-. E una struggente nostalgia da sogno si stava già impossessando di lui, disorientato nel suo salotto, mentre un’eccitazione frizzante stimolava piacevolmente e faceva correre la fantasia di lei.
L’indomani, tenendosi per mano come era prescritto dal sogno, li videro approdare a Ossidiana, impazienti e raggianti, per regalarsi sei giorni da sogno a Parigi, appagati lui di poterla finalmente vedere per davvero, lei di poterci ritornare per ammirare e sentire tutto ciò che lui aveva ammirato e sentito nella complicità del suo sogno e che lei non aveva mai potuto catturare durante le precedenti fugaci incursioni.

Franca Pretto


Migliorare le prestazioni e combattere stress ed ansia
Rilassarsi con il Training Autogeno


Cos’è il training autogeno, cosa significano queste parole, chi l’ha ideato e realizzato, a cosa può servire? Vediamo di dare una risposta a ciascuna domanda e di chiarire o illustrare meglio cosa si cela dietro a queste misteriose parole.
Il training autogeno è una tecnica di rilassamento a partenza mentale: il corpo è supino e immobile e la persona si propone mentalmente delle formule verbali .
Training è una parola inglese che significa “allenamento” cioè un costante impegno ed esercizio per migliorare l’apprendimento della tecnica. Autogeno significa “che si genera da sè” cioè non c’è bisogno di una persona esterna che conduca l’esercizio nè di un atto volontario da parte della persona.
Il training autogeno si articola in sei esercizi di cui due fondamentali (pesantezza e calore) che vanno ad interessare tutto il corpo, e quattro specifici (cuore, respiro, plesso solare e fronte) che lavorano su parti del corpo: lentamente questi si apprendono e si sommano tra loro fino a costituire un corpo unico. Come in ogni allenamento (sportivo, lavorativo, scolastico) è molto importante che la persona sia regolare e costante nel proporsi gli esercizi quotidianamente. Questo permette di apprendere bene, in tempi brevi e di godere subito dei benefici del rilassamento.
I concetti fondamentali del training autogeno sono tre. Il primo è la concentrazione passiva: la persona abbandona ogni sforzo volontario e si dispone in un atteggiamento di accettazione passiva, di lasciar accadere spontaneamente le modificazioni proposte, in condizione di fiduciosa attesa che qualche cosa accade o accadrà. Il secondo concetto riguarda il contatto mentale con le aree del corpo associate alle singole formule: la persona immagina quella parte del corpo interessata dall’esercizio. Il terzo è la ripetizione mentale della formula standard proposta.
I tempi richiesti per l’esecuzione completa variano dai dieci ai quindici minuti.
Colui che ha ideato e sviluppato questa tecnica di rilassamento è stato un medico tedesco: Johannes H. Schultz, nato a Gottingen nel 1884. La prima pubblicazione della sua opera risale al 1927 in lingua originale, bisogna però aspettare il 1950 perché questa tecnica venga divulgata anche in Italia e solo nel 1968 viene tradotta l’opera originale dell’autore.
L’utilità di questa tecnica ed i benefici che ne derivano sono stati studiati e documentati da molti autori: fisicamente si ottengono il rilascio delle tensioni muscolari e il riequilibrio delle funzioni vegetative (respirazione, apparato digerente, cuore) con conseguente riduzione dello stress e dell’ansia, e aumento della sensazione di benessere. Questo migliore funzionamento psico-fisico porta anche ad un maggiore riposo notturno, a un più efficiente funzionamento dell’apparato digerente e all’attenuazione di disturbi fisici causati da stress, come cefalee, dolori muscolari, sensazioni di capogiro ecc. La stretta connessione tra il corpo e la psiche fa sì che il lavoro ed i benefici ottenuti sul piano fisico si manifestino anche sul piano psicologico con una maggiore sensazione di distensione e tranquillità, e un importante smorzamento delle risonanze emotive, vale a dire un minor coinvolgimento emotivo della persona nelle situazioni quotidiane. Cresce anche la disponibilità ad ascoltare il proprio corpo migliorando di conseguenza il rapporto con se stessi.
Questo generale migliore funzionamento fisico e mentale porta ad aumentare le prestazioni nel lavoro, nello sport e nello studio grazie ad una maggiore concentrazione, memoria, attenzione, ed un minore affaticamento. Con il rilassamento è possibile, in 10-15 minuti, recuperare energia psicofisica; alcuni autori affermano che equivale a circa due ore di sonno.

Andrea Gonella


Intrepido è il disegnatore che ci fa sorridere
Dal corso di Disegno Umoristico


Il cosiddetto “Cartooning” (che deriva da “Cartone”, disegno preparatorio di affreschi e arazzi, e che ha dato origine anche al termine “Cartoni animati”) è un genere di disegno con un grado molto pronunciato di stilizzazione. Esso infatti si basa su un tratto lineare e toni e valori pittorici piuttosto “piatti”. E’ evidente che se si arriva alla stilizzazione attraverso una semplificazione degli elementi costitutivi, quelli che restano diventano estremamente importanti. Una vignetta, una caricatura, una streep non devono essere particolarmente curate, ricche, dettagliate, non serve. Bisogna tener presente che nascono in tempi stretti, per la stampa, sono innanzitutto “Comunicazione”. Il disegno quindi non deve essere necessariamente “bello” ma espressivo, efficace, chiaro. Pochi segni ma buoni. Per questo non è necessario essere un bravo disegnatore in senso accademico tradizionale ma un disegnatore “Bravo” (Intrepido-coraggioso. Vedi lingue spagnola ed inglese).
Toni Vedù


L'intervista a
Marina Ciotti
Un’esploratrice curiosa che insegna a comprendere il mondo della scrittura dall’interno


Le attività di “scrittura creativa” stanno riscuotendo successo presso la nostra associazione. Per conoscere più da vicino l’argomento abbiamo intervistato Marina Ciotti, già formatrice di insegnanti per incarico del Ministero della Pubblica Istruzione nel campo della lingua straniera e dell’educazione linguistica, già collaboratrice della Biblioteca Civica Bertoliana e dell’Alliance Française di Vicenza, animatrice di gruppi di “scrittura creativa” in particolare presso Ossidiana.

C’è un notevole interesse per la scrittura creativa, oggi molti media ne parlano.
Qualcuno potrebbe credere che la scrittura creativa sia una recente invenzione di Baricco o di altri neo-imprenditori della penna e del trattamento testi; oppure che sia una pratica in uso nelle università americane, che qualche “professionista” della penna (sceneggiatore, novellista, romanziere) vorrebbe, forse a ragione, importare qui da noi. Personalmente devo molto nella mia formazione alla scuola francese, come si è sviluppata, a partire dagli esperimenti sia del gruppo Oulipo sia di Elisabeth Bing, negli svariati ateliers che oggi promuovono esperienze di vari tipi di scrittura in situazioni anche professionali e molto strutturate. La mia scoperta delle esperienze americane di Creative Writing è venuta in un secondo tempo, in un rapporto di ideale complementarità con la precedente.
Esploratrice e curiosa dunque ...
Sì, un’esploratrice curiosa e favorevole a un ragionevole sincretismo!
Ma vorrei ricordare che esiste invece una tradizione specificamente italiana in questo campo. Alludo anzitutto a quanti si sono interessati alla creatività, come si esprime per esempio nei giochi verbali, che sono, come sostiene Roger Caillois, un tipo particolare di giochi da lui classificati come ludus -e qui penso a Dossena, a Bartezzaghi, fra i più noti cultori di questo genere; alla fantasia, che ha una sua particolare grammatica, come diceva Gianni Rodari; e naturalmente alla creazione linguistica e letteraria- e qui penso a Italo Calvino, a Umberto Eco e ad altri esploratori dei “boschi narrativi”.
Com’è la situazione nella scuola italiana?
Anche all’interno delle istituzioni scolastiche -considerate spesso, e non sempre a torto, come fonte non tanto di apprendimento quanto di blocco della scrittura e lettura- qualche raro professore si è ingegnato da sempre di insegnare davvero a leggere e a scrivere, di trasmettere il piacere della lettura e della scrittura. La lettura è infatti l’allenamento migliore e più efficace, in ogni caso insostituibile, che prelude alla scrittura.
Secondo te tutti possono diventare Scrittori con la S maiuscola?
Certamente no. Ma non è necessario aspirare a una carriera di primo violino, o di direttore d’orchestra, o di grande sassofonista per intraprendere qualche modesta esperienza musicale, che ci metterà se non altro in grado di capire la musica dall’interno, eventualmente anche di fare musica per nostro diletto, magari con i nostri amici. Se poi qualche vero talento emerge, tanto di guadagnato! Così credo sia per la pittura, la danza, il teatro e molte altre cose, di cui si può fare una vera conoscenza solo sperimentandole dall’interno. Un po’ come fanno i bambini: smontare il meccanismo interno del giocattolo per sapere come funziona è un’attività ludica e cognitiva a cui molti bambini spontaneamente si dedicano.
Che cos’è dunque un gruppo di scrittura secondo la teoria e la pratica che sei venuta personalmente elaborando?
Per formare un gruppo bastano poche persone -diciamo da otto a dodici- che si ritrovino regolarmente nello stesso posto, alla stessa ora, o press’a poco (è un’esigenza comune, vincere la pigrizia!), e con un progetto comune: scrivere. Ciascuno per conto suo, qualche volta anche in gruppo, con un punto di partenza spesso suggerito dall’animatore.
Nel gruppo si scrive, e si leggono i testi prodotti; per una volta tanto, il destinatario, il lettore virtuale e remoto, coincide col lettore reale e presente: il gruppo funziona nel suo piccolo anche come pubblico. Questa lettura -non obbligatoria, ma facoltativa- è spesso illuminante per l’autore stesso. Si può infatti discutere insieme di quanto è stato letto; e l’autore può decidere liberamente se accettare o meno i suggerimenti espressi dal pubblico in un clima benevolo e amichevole. Nel ludus, infatti, “la tensione e l’ingegno del giocatore si esercitano al di fuori di ogni sentimento esplicito di emulazione o rivalità...” Si leggono, anche, pagine di autori più o meno noti, per capire come hanno fatto loro, e magari per “riscriverli”, modulando su registri diversi questi esercizi di stile.
Quali possono essere i progetti di scrittura?
Tutto un arcobaleno, perché a ciascuno sia possibile trovare la sua tonalità propria e perché siano rispettati i ritmi e le esigenze di ciascuno: dai giochi verbali e conviviali ai ricordi d’infanzia, dagli appunti di viaggio all’esplorazione dei mondi possibili, dallo sblocco dell’espressione scritta alla scrittura di racconti.
Gianni Gastaldon